VOLONTARI 2050
3 scenari ispirati dal Non Profit Women Camp
di Laura Lugli – Direttrice di Fundraiserperpassione
La scorsa settimana ho partecipato al Non Profit Women Camp, un evento che, come Fundraiserperpassione, sosteniamo con entusiasmo fin dalla prima edizione.
Come sempre, è stato un momento prezioso di networking e riflessione, reso possibile anche grazie all’aiuto instancabile di volontarie e volontari. La presenza della libraia e la suggestiva cornice di Torino hanno aggiunto un tocco speciale all’esperienza.
Il tema di quest’anno era Futuri Possibili, e mi ha portato a riflettere su una domanda che mi sta particolarmente a cuore: quale sarà il futuro del volontariato?
Durante le sessioni dedicate ai possibili scenari futuri, mi sono chiesta: Nel 2050 ci saranno ancora volontari? Come cambierà il mondo del volontariato, che tanto mi sta a cuore e che tanto mi fa preoccupare?
Si perché i volontari so’ pezzi ‘e core, per cui sento un amore incondizionato che ne accetta gli errori, le difficoltà, le arrabbiature. Ed ecco perché tutto quell’impegno – di tempo e di competenze – a me piacerebbe vederlo valorizzato. Di più e meglio.
E allora, mentre ascoltavo gli interventi e osservavo i volontari del Camp in azione, ho immaginato alcuni scenari possibili per il futuro del volontariato.
SCENARIO 1 – MACCHINETTE E BOT
Oggi, l’intelligenza artificiale è ovunque: chi non la usa rischia di essere superato. Nel 2050, cosa accadrebbe se il volontariato seguisse questa tendenza? Potremmo avere BOT capaci di distribuire servizi, fornire informazioni e persino coinvolgere nuovi sostenitori nelle cause.
Ma basterebbe? Senza un cambio generazionale adeguato e una maggiore inclusione dei giovani nel mondo del volontariato, il rischio è che nel futuro a offrire aiuto non siano più persone, ma distributori automatici di sorrisi e assistenza. Il servizio esisterebbe ancora, ma l’esperienza del donatore e del volontario sarebbe la stessa?
SCENARIO 2 – UNICORNI E PANDA
Immaginiamo il 2050: la soglia dell’età giovanile si è alzata e ora si è considerati “giovani” fino ai 45 anni. E tra questi giovani, chi vuole fare volontariato non ha vita facile. Le organizzazioni li cercano e li invocano, ma poi, quando bussano alla porta, spesso non vengono lasciati entrare davvero, sotto il cartello “Abbiamo sempre fatto così”!.
E così, nel 2050, i giovani volontari potrebbero essere come unicorni o panda, creature rare confinate in riserve. Dopo numerosi tentativi di partecipare attivamente alla vita associativa e politica del Paese, potrebbero trovarsi relegati ai margini, con idee innovative troppo visionarie per essere ascoltate. Rischiano di arrendersi e di creare piccole bolle isolate, invece di contribuire al cambiamento delle comunità. Possiamo permettercelo?
SCENARIO 3 – VOLONTARIATO BARATTATO PER LAVORO
Un’altra prospettiva riguarda l’intersezione tra volontariato e mercato del lavoro. Le competenze acquisite nel volontariato sono sempre più riconosciute come un valore aggiunto. Ma se il Terzo Settore fosse trattato solo come un fornitore di servizi? Se il volontariato venisse usato per colmare le carenze del welfare, piuttosto che per rafforzare il senso di comunità?
Il volontariato non è lavoro gratuito, ma un atto di reciprocità: “non mi aspetto nulla in cambio per me, ma sono felice che tu stia meglio e possa a tua volta aiutare qualcun altro”. Se dimentichiamo questo principio, rischiamo di snaturare la sua essenza e di perdere il suo valore più profondo.
COSTRUIRE IL FUTURO, OGGI
Potrei continuare ancora molto con altre immaginazioni… ma c’è una cosa invece molto concreta su cui concentrarsi: il futuro del volontariato non è scritto, dipende dalle scelte che facciamo oggi.
Il Terzo Settore, con i suoi volontari è determinante per rendere le comunità un posto in cui sia desiderabile vivere.
Tra i futuri attesi e quelli possibili, ho imparato da Cristina Pozzi (nella sua sessione “Benvenuti nel 2050”) che nel cono delle possibilità esistono anche i futuri preferibili. E solo agendo nel presente, con scelte consapevoli, allenamento, pazienza e costanza, possiamo cercare di essere più razionali e costruire il futuro che desideriamo.
L’invito che rivolgo alle organizzazioni è chiaro: investite nelle persone, nel peopleraising. Riconoscete il valore del tempo e delle competenze donate, e create spazi in cui i volontari possano davvero fare la differenza.
Solo così garantiremo un futuro solido e vitale per il volontariato, fino al 2050 e oltre.
P.S. Se vuoi approfondire il tema del peopleraising, ti consiglio il libro che ho scritto sul tema. S’intitola “Nuove frontiere del volontariato” e lo trovi qui: